09 marzo 2007 - impara l'arte..

si è rotto il mio pigiama preferito, ho detto. e subito si è levato un coro di oooh! e ihhhhh! e uhmmamma!
in due parole, questo è il motivo per cui non c'è nessuno con cui potrei stare meglio.

ma parliamo d'altro.
se oliviero toscani può darmi della terrona, malavitosa, incivile, peggiore, ultima della classe, inaffidabile sulla doppia centrale del corriere e mettendosi in tasca un bel gruzzoletto di euro, io almeno potrò prendermi la libertà di dargli del coglione sul mio blog?


(.. tu che dici?)


08 marzo 2007 - paracetamolo

m'è venuta la febbre. così, senza un motivo. ché l'ultima volta era sette anni fa, o no, quella era un'altra finta verità, di quelle che ti scappa un sorriso, però.
l'ultima volta vera è stata quando m'hanno tirato via l'appendice, che saranno otto, nove mesi. quasi il tempo che serve a una bimbetta senza ancora un nome di venire fuori dal pancione. e se il nome lo dovessi decidere io, ammesso che escludiamo giulia, chiaro, per tutta una serie di motivi, io la chiamerei federica sta bimba che come suo fratello dovrà imparare a riconoscermi vedendomi apparire sul monitor del pc e mi manderà bacini con la mano.
ma insomma, con la scusa di questa febbricciola, mi sono rintanata a letto per due giorni. ho visto film, ascoltato musica e finito di leggere una schifezza di libro. e l'idea, adesso, di infilarmi sotto la doccia mi attrae e mi ripugna più o meno con uguale violenza. ma lo farò.
e poi, con ogni probabilità, domani mi infilerò in macchina e macinerò otto, novecento migliaia di metri e ritorno.
tuttavia così vanno le cose, mica si prendono la briga di avvisarti quando hanno deciso di accadere.


(.. tu che dici?)


01 febbraio 2007 - novità

tre notizie, in ordine di apparizione:

1. nunzio e alberto sono andati in prepensionamento (leggi: della disgrazia di non avere più un bar di fiducia)

2. ho comprato un MacBook (leggi: dell'impossibilità di uscire dal trip tecnologico e, conseguentemente, di uscire di casa)

3. c'è la possibilità che tra una quindicina di giorni mi trasferisca a roma (leggi: delle decisioni di vita prese in quattro minuti scarsi)


(.. tu che dici?)


22 gennaio 2007 - poi dicono che a milano si vive male

ieri sera abbiamo giocato a poker con i soldi finti mentre vinicio capossella seduto al pianoforte ci suonava un sottofondo improvvisato.

(da vicino vicino è quasi bello)


(.. tu che dici?)


19 gennaio 2007 - il giro lungo

siamo talmente e beatamente rassegnate all'idea che, volenti o nolenti, finiamo sempre in via torricelli, che ieri, quando già da viale tibaldi eravamo arrivate a mac mahon, qualcuno ha detto: che è, facciamo il giro lungo?

e invece no, evento inatteso, ieri abbiamo fatto un'uscita cultural-esplorativa alla volta della triennale bovisa.

la quale triennale bovisa altro non è se non un capannone. una tendostruttura che in quattro e quattr'otto si può smontare, impacchettare, e trasformare in altro. per di più, fortemente voluta e pensata come una non architettura, si dice sul sito. ma a me tutto il discorsetto suona come una scusa cervellotica per giustificare qualcosa di banale. e che io capisca o meno di arte e architettura, sempre un capannone rimane.

detto questo, fino a marzo è allestita un'esposizione dedicata a hans hartung, del quale ignoravo l'esistenza, ma che consiglio vivamente di andare a vedere. non fosse altro per la stanza dove si trovano gli attrezzi del mestiere, quella con gli schizzi preparatori (impressionante!) e qualche altra tela davvero notevole (attenzione però che rischiate la dipendenza da sezione aurea, poi).
e se vi state chiedendo qual è il mio metro di giudizio, vi avverto che l'unico criterio è: mi metterei questa roba in casa?


(.. tu che dici?)


16 gennaio 2007 - ci risiamo.



guardo questa fotografia e penso che è proprio perfetta. e mi domando se nel momento in cui è stata scattata, della perfezione di questo istante e della possibilità di fermare nel tempo e nello spazio qualcosa che del tempo e dello spazio si serve senza che il loro venir meno ne pregiudichi l'esistenza, fossi consapevole.
ma ci rifletto soltanto per un attimo, poi me ne dimentico, la mente distratta dalla contingenza di pensieri che vanno dalla necessità di una passata di spugna sui sanitari all'opportunità di cambiare le lenzuola.
in fondo, una vita è fatta anche di questo, aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare, bere, leggere, amare, grattarsi.
più di tutto, aver sonno.


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19 luglio 2006 - la finestra sul cortile

ieri mi sono innamorata di un giradischi. tra un'asta e l'altra, mentre correvo dietro a unidici cd, l'ho visto e ho deciso che l'avrei comprato.
ho fatto finta di niente per un po'. poi l'ho messo distrattamente, quasi come per sbaglio, nella lista degli oggetti che stavo tenendo d'occhio.
ho contrattato il prezzo di qualche spedizione, confrontato la bontà di due copie dello stesso disco all'apparenza identiche, e ho lasciato il piatto da parte, memorizzando di sfuggita l'ora di scadenza dell'asta.

stamattina ho messo in pratica un vecchio trucco. ho chiamato, a colpo sicuro, l'unica persona dalla quale, da lì a trenta secondi, mi sarei sentita dire esattamente quello che volevo sentirmi dire.
è bello? bellissimo. lo prendo? prendilo. (se avesse un nome si chiamarebbe il-trucco-dell'-illusoria-condivisione-delle-responsabilità-quando-in-realtà-la-decisione-l'-hai-già-presa).

al di là del fatto estetico, poi, c'è da dire che qualche giorno fa, una non ben identificata figura ha creduto di poter contrastare il mio ormai acquisito dominio sulle onde sonore all'interno del gruzzolo di palazzi su cui affacciano le finestre di casa.
c'ha provato nel peggiore dei modi, mettendo su l'opera omnia di celentano, ignara del fatto che gli unici ai quali concedo qualche breve momento di notorietà sono il pianista e la vecchia che tossisce.
il primo, l'ho premiato per i rapporti di buon vicinato che intratteniamo, fatti di prestiti d'olio, salvataggio di felini, tolleranza d'ogni tipo d'oggetto abbandonato sul pianerottolo.
la seconda il privilegio me lo ha quasi imposto, approfittando della circostanza che fino a stasera non ho potuto contrastarla, per il semplice fatto che non sono mai riuscita a capire dove abitasse. né se esistesse davvero.

ma stasera l'ho vista. ho visto la faccia, dico, proprio mentre la bocca si apriva per emettere i cinque colpi consecutivi, da anni sempre uguali. stessa durata, stessa frequenza, stesso volume. l'ho vista, e ho finalmente realizzato che la vecchia che tossisce è la stessa vecchia che abita proprio di fronte a me. quella che vive in una casa che sembra fatta di una stanza soltanto. che cena da sola su un'importante scrivania di legno scuro, alla luce di una lampada che le fa ombra sul viso, circondata da pareti di libri. la vecchia che tossisce sono le due ginocchia magre sedute sul divano, le braccia quasi senza vita lungo i fianchi, il fumo della sigaretta e la luce azzurrina del televisore.


(.. tu che dici?)